Il Carnevale

LE “SENTENZE” DI CARNEVALE

Siamo a Cosio D’Arroscia, un paesino di circa 200 anime, in provincia di Imperia, in Liguria, a circa 10 km. con il confine piemontese e a circa 20 km. con quello francese, dove esiste una tradizione medioevale unica: le “sentenze” di carnevale.

Alcuni cenni storici: Cosio D’Arroscia è un paese molto antico è nominato all’epoca dell’impero romano con il nome di “Castuum Cuxii”.

Durante il medioevo passò sotto la dominazione dei signori di Clavesana che potenziarono la fortezza romana, creando un castello, completamente distrutto, si dice, dalla ribellione dell’allora popolazione inferocita.

E’ in questo contesto che nasce la tradizione delle “sentenze”.

La leggenda narra che i signori, avevano concesso un solo giorno alla popolazione per sfogare il malcontento e le usurpazioni subite (vedi jus primpe noctis etc) proprio il giorno di carnevale cioè, l’ultimo giorno prima della quaresima.

A poco a poco in questo giorno, i popolani, invece di raccontare ai castellani cose che comunque sapevano non essere prese in considerazione, iniziarono a deriderli in piazza dando la colpa ad un fantoccio di paglia.

Le “sentenze”, al giorno d’oggi, sono dette in piazza alla popolazione, in rima rigorosamente in dialetto e narrano le vicende accadute, a persone o enti pubblici o associazioni, durante l’anno, ultimamente gli organizzatori hanno allargato le prese da solo la popolazione di Cosio ai comuni limitrofi dell’alta Valle Arroscia.

Alcune persone, giovani e non, denominati “i Carlevai” ,i Carnevali, si riuniscono e creano esclusivamente in dialetto locale e rigorosamente in rima, come sopra già detto, le “sentenze”, cercando di renderle più comiche possibili, per provocare l’ilarità del pubblico e nello stesso tempo ridicolizzare il soggetto del racconto.

Ovviamente l’identità di chi è preso in giro non viene mai manifestata ma tramite sottintesi e allusioni si cerca di far conoscere il nome delle persone al pubblico.

Chi produce queste novelle, ovviamente rimane anonimo, anche perché a volte le persone e i comuni limitrofi presi di mira non sono molto contente di essere “messe in piazza”, quindi onde evitare spiacevoli conseguenze l’anonimato è d’obbligo.

Le persone che collaborano a questa festa come già detto si chiamano “CARLEVAI” e due giorni prima dell’evento, mascherati e con alcuni strumenti musicali si recano nel paese di casa in casa e nei paesi vicini a “SCODDE” (tradotto elemosinare) qualsiasi cosa che servirà poi per la cena di fine festeggiamenti.

Le “sentenze” sono strutturate in modo che nessuno possa protestare contro un singolo “CARLEVA”, infatti ogni novella inizia con un detto: “Carleva u disce” (carnevale dice), in modo che sia sempre e comunque carnevale a parlare, e si sa, a carnevale ogni scherzo vale.

La tradizione vuole che comunque finita la festa, finita qualsiasi discussione, anche perché carnevale muore, e di seguito sarà illustrato come.

Partiamo dal presupposto che carnevale è veramente una persona, rappresentato da un pupazzo di paglia a grandezza naturale, che si presenta davanti alla corte e racconta una serie di fatti successi durante l’anno, ovviamente è un processo pubblico e tutta la popolazione è presente in piazza, questi fatti non sono altro che le “sentenze” che recitate in modo divertente dai due avvocati di carnevale in costume, scatenano l’ilarità della gente.

Non va bene però al pupazzo che, comunque vada, alla fine dei racconti, con la frase: “e visti i atti e sentia a corte, carlevà u l’è cundannau a morte”, (e visti gli atti e sentito la corte carnevale viene condannato a morte), viene gettato dal palco del “processo” nella sottostante piazza e quindi bruciato dai ragazzini presenti.

Questa è ancora una delle poche belle tradizioni antiche che si mantengono nella zona, date le origini si cerca, per non farla mai finire, di rimpiazzare man mano negli anni i “Carlevai” più anziani con le nuove leve che si spera in futuro facciano lo stesso.

L’assessore al Turismo
Antonio Galante

 

Video del Carnevale a Cosio di Arroscia (21 Mb – AVI)